Un’operatrice sanitaria: non siamo eroi, ma abbiamo bisogno di parole di speranza

La testimonianza di una operatrice sanitaria inviata a “Chi ​ci separerà?” alla fine di una giornata in reparto.

Sono una coordinatrice infermieristica, ma credo che il tipo di professione si possa anche tralasciare, perché medici, infermieri, operatori socio-sanitari e inservienti di ogni tipo sono innanzitutto persone. Sono una persona che lavora in ospedale, non credo che siamo degli eroi, questo termine appartiene più ai film che alla vita reale. Siamo persone preoccupate, per noi, per i pazienti, per i nostri famigliari che potrebbero ammalarsi proprio a causa del nostro lavoro. Siamo spaventati perché tanti di quelli che si ammalano sono proprio i nostri colleghi, questo aumenta il carico di lavoro di chi resta ma soprattutto ci fa sentire in balia degli eventi. Siamo professionisti che vanno avanti credendoci, e lo facciamo per lo stesso motivo per cui abbiamo scelto la nostra professione, dare e fare di tutto per poter essere d’aiuto. Sono le nostre scelte a farci andare avanti, non i nostri doveri.

Per me le chiese possono restare chiuse perché chi prega lo può fare ovunque. Mi sembra quasi che siano diventate importanti solo ora perché le vogliono chiudere, ma prima erano piuttosto vuote, quindi chi è che se ne sta lamentando? Vorrei però che messaggi da parte del Papa, di sacerdoti e di religiosi, fossero molto più presenti alla Tv, alla radio o su Facebook, vorrei iniziare e finire la giornata con parole di coraggio, di speranza e di gioia invece che ascoltare bollettini di guerra che riportano solo numeri. Perché quello che entra nelle orecchie raggiunge l’anima e fa vibrare ogni cellula (scientificamente provato) che si nutre di ciò che ascolta. E allora facciamo arrivare qualcosa di bello.

….non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che viene da Dio e quindi forse anche da ogni fratello e sorella in qualità di figli di Dio.

 

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