LA BIBBIA - SACRE SCRITTURE PH: CRISTIAN GENNARI

Monreale. Mons. Pennisi, il 18 marzo una Giornata di digiuno e preghiera

Carissimi confratelli, sorelle e fratelli amati dal Signore, per domani, mercoledì 18 marzo, ho invitato tutti i membri della nostra comunità diocesana ad una Giornata di digiuno e di preghiera per per invocare l’aiuto di Dio per la salute del corpo e dello spirito.
Il digiuno, che assieme alla preghiera e all’elemosina è uno dei gesti importanti della quaresima, è un segno di penitenza che ci fa partecipare alla lotta di Cristo contro le tentazioni di diventare schiavi del denaro, del potere, della violenza. Oltre che al digiuno corporale vi sono tantissime altre forme di rinuncia che potrebbero essere seguite per i giorni che ci accompagneranno verso la Pasqua: rinunciare al fumo o all’alcol o altre cose superflue.
Il digiuno, che implica la rinuncia a noi stessi, il distacco da sé per guadagnare in disponibilità nei  confronti di Dio e del prossimo, non è una pratica salutista per ritrovare il benessere fisico, ma un simbolo di fede che ci aiuta a nutrirci di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio, ed è anche un gesto esistenziale che ci apre alla solidarietà verso coloro che soffrono a causa delle malattie, della fame, delle guerre e di tutte le forme di violenza.
Ad imitazione di Gesù Buon samaritano, noi cristiani siamo chiamati a farci carico delle sofferenze del prossimo e a operare concretamente per alleviarle con l’annuncio gioioso del messaggio di speranza del Vangelo, con le opere di misericordia corporale e spirituale, con gesti concreti ispirati alla condivisione e alla sobrietà. Il digiuno ci deve dunque preparare all’elemosina, che siamo chiamati a tradurre con opere di carità e di solidarietà. Pertanto vi invito a vivere la Quaresima di Fraternità per contribuire alla realizzazione di una scuola per bambini del villaggio Lenkisem in Kenia richiesto dalle Suore Figlie di S. Anna e presentato attraverso l’Associazione Speranza Onlus di Partinico.
In tal modo, alla purificazione interiore e alla preghiera si aggiunge un gesto di comunione ecclesiale, secondo quanto avveniva già nella Chiesa primitiva.